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come dire ai propri figli che si ha l'asma

 
 

La difficoltà di dirlo

Quando un genitore ha l'asma può chiedersi se parlarne o meno con i propri figli. Talvolta preferisce non farlo all'idea di sbagliare le parole, di intenerirsi, di turbarne la serenità o di incrinare la propria immagine di solido riferimento.

Perché va detto

Eppure, già dai 4 - 5anni è preferibile che i bambini siano informati, nel modo ogni volta più adatto. Di solito, infatti, percepiscono bene gli stati d'animo, i sintomi e le limitazioni per cui, se non sono preparati, possono sentirsi inquieti o trascurati. Il silenzio può anche attivare il "pensiero magico", con il rischio che si diano la colpa di ciò che accade.

La calma

Il dialogo serve quindi a tranquillizzare i figli. Per riuscirci, occorre che per primi siano sereni i genitori. La calma viene dall'idea che la malattia è spiacevole ma può essere accettata, curata o almeno gestita per mantenere una certa qualità della vita. Così si evitano toni cupi o allegri per forza e si mostra coerenza fra linguaggio verbale e non verbale. Invece, usare frasi rassicuranti con gli occhi umidi complica il dialogo, dato che toni di voce ed espressioni impattano più delle parole.

Quando e dove

Occorre anche un ambiente adatto, senza distrazioni o interruzioni. Qualcuno preferirà una stanza a casa o l'automobile parcheggiata. Qualcun altro sceglierà un luogo anonimo, da ricordare o dimenticare in base a come sarà andata. Persino parlare portando fuori il cane può andare bene.

Come dirlo

Oltre a conoscere l'argomento occorre trovare il modo per affrontarlo, dato che ogni famiglia ha la sua tolleranza alla verità. Ecco quindi alcune indicazioni di base, da sviluppare caso per caso.
Le parole scelte dipendono dal grado di maturità dei figli. In genere i termini medici possono andare bene. Un libro adatto all'età, con molte illustrazioni, o un cartone animato sul corpo per i più piccoli aiutano a essere chiari e mantengono in argomento. Per informare i figli prima che vedano una crisi è utile spiegare l'apparato respiratorio, cosa potrebbe accadere a papà o a mamma e perché, come si reagisce. Se arriva prima la crisi si parla di cosa è accaduto e di come si sono sentiti, rassicurandoli che provare disagio è normale. Poi si prosegue con spiegazioni e prognosi.
Può essere utile anche far vedere l'inalatore, spiegando a cosa serve e quanto sia poco invasivo. A volte i figli vogliono azionarlo: va bene, poiché aiuta a condividere le vicende di famiglia.
Se chiedono dettagli si danno, anche quando riguardano l'ereditarietà o la morte, senza farli sentire ingenui o colpevoli e rispondendo con onestà. Se invece mostrano imbarazzo o un rifiuto si sospende con serenità il discorso. A volte saranno proprio loro a volerlo riprendere. Anche condividere il variare della situazione può sciogliere l'ansia. Per quello che non si sa è bene dire "cerchiamo insieme" o "ce lo facciamo dire dal dottore".

Non fare promesse

Si prendono solo gli impegni che possiamo rispettare. Ad esempio, la promessa "A settembre starò bene" potrebbe non realizzarsi, incrinando la fiducia e generando allarme fisso o indifferenza. Va quindi evitata, anche se sembra rassicurante. È più autentico "Il medico dice che a settembre dovrei stare meglio".

Con chi

La presenza dell'altro genitore può essere utile. È bene concordare prima chi dirà cosa e come, per mostrare accordo senza correggersi a vicenda. Qui più che mai ai figli servono sicurezza e coerenza.

Le reazioni dei figli

La vulnerabilità dei genitori può innervosire i bimbi piccoli. Alcuni potrebbero fare capricci per attirare l'attenzione, isolarsi o fare domande sulla propria sicurezza. Sono tutte reazioni naturali. Se risultassero insensibili, potrebbe derivare dall'inesperienza. Comunque, per loro è importante avere risposte chiare e pratiche, che diano sicurezza sulla vita di tutti i giorni. Se si presenta il tutto in modo pacato, senza toni di sventura, potranno trovarlo normale. L'adolescenza è invece una fase di ricerca della propria identità che fa questionare su tutto, in particolare se viene dai genitori. Qui, la collaborazione scarsa, le reazioni aggressive ai "no" e le regressioni possono generare scompensi. La comprensione e il dialogo un po' alla volta aiutano.

La guida dei genitori

In ogni caso, servono regole precise. Troppa tolleranza può far credere che davvero accada qualcosa di terribile. Anzi, dare responsabilità ai figli secondo l'età e senza eccessi può servire al loro benessere. Se sono troppo piccoli, fare un disegno per mamma o papà quando stanno meno bene sarà perfetto.

In tutto ciò i genitori mantengono il ruolo fondamentale di educatori: anche la malattia può servire per insegnare come si affrontano le difficoltà della vita e come si cementa la coesione familiare. Porsi in quest'ottica è funzionale al benessere dei figli e da energia a tutti, anche a chi ha l'asma.

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Bibliografia

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